• Maurizio Polverini

Storie di Cocktails: #3 Il Margarita, narrato dal maestro Mattia Perciballi

Aggiornamento: 11 apr 2020

Ho deciso di aprire questa piccola rubrica sui cocktail per raccontarvi le storie legate ad alcuni dei drink che, ad oggi, siamo abituati a bere. Quando parliamo delle storie dei cocktails, difficilmente possiamo mettere la mano sul fuoco che esse siano vere al 100%, ma da un lato, vi dirò, è preferibile così. Questo blog nasce anche per essere trasportati dalle leggende.

Benvenuti a "Storie di Cocktails".



Storia del Cocktail Margarita

del maestro Mattia Perciballi

(Per chi non lo conoscesse, qui è presente il suo bellissimo sito)


Come tutti i cocktail che hanno solcato la storia della miscelazione il Margarita ci regala molteplici versioni sulla sua paternità e, ovviamente, tutti vogliono prendersene il merito. Il viaggiare frequentemente nella terra del Tequila e del Mezcal mi ha fatto conoscere storie e leggende che i barman messicani mi raccontano a riguardo. La cosa più giusta da fare è scegliere la storia che preferisci tra quelle che sto per raccontarti, e ripeterla a tua volta agli amici mentre sorseggi il tuo cocktail Margarita… Secondo quanto dice William Grimes, autore di “Straight Up or On the Rocks: The Story of the American Cocktail”, molti affermano di aver bevuto questo drink già negli anni ’30. La prima storia (la più accreditata delle 4 che leggerai qui) tramandata per anni dalla famiglia, è ambientata durante un matrimonio nel 1936, dove Salvador Negrete, barman e proprietario del bar del Garci Crispo Hotel, offrì come regalo di nozze questo cocktail alla cognata. Indovina un po' il nome della sposa ? scontato, vero? La seconda storia è ambientata in Texas e nasce probabilmente da un errore. Ti è mai capitato che ti chiedessero un cocktail di cui non eri certo della ricetta e quindi hai finito per improvvisare? A molti è capitato specialmente in passato quando non vi erano media da consultare online sul cellulare. Beh, pare che Pancho Morales si sia trovato proprio nella stessa situazione il 4 luglio del 1942 nel bar Tommy’s Place a Ciudad Juàrez (Nord del Messico): una bella donna durante la serata gli chiese un Magnolia di cui Morales non conosceva la ricetta e, per non fare brutta figura, preparò un cocktail a braccio che ebbe un successo incredibile e che, per rimanere in tema floreale, chiamò Margarita. Pare che il cocktail fosse stato preparato con Tequila, sciroppo di agave e succo di limone, un caso che oggi il Tommy’s Margarita si chiama proprio come il bar di Ciudad Juarez ? Terza storia. Uno che si godeva la vita Carlos Danny Herrera, che, almeno così si racconta, mescolò per primo gli ingredienti del drink nel ristorante del Rancho La Gloria, tra Rosarito Beach e Tijuana, città principale dello stato messicano della Bassa California. Era il 1938, e il barman e proprietario del locale “crea” il Margarita (che in latino significava perla) per il puro piacere di una giovane attrice, tale Marjorie King (da cui il nome), che non poteva bere altro distillato se non il tequila a causa di intolleranza a molti alcolici. Secondo quanto afferma William Grimes, autore di “Straight Up or On the Rocks: The Story of the American Cocktail”, molte persone, invece, sostengono di aver bevuto il Margarita in Messico già agli inizi degli anni Trenta.

Vale allora la pena citare anche le altre storie, più o meno verosimili, che accompagnano la storia di questo cocktail. La quarta, e ultima storia, ha invece per protagonista Margaret Sames, che nel dicembre 1948 inventò il cocktail ad Acapulco. In una intervista alla Cnn di qualche anno fa, preparò tutto nel blender con ghiaccio (versione frozen) Margaret usò una parte di Cointreau, tre parti di tequila e una di succo di lime e sapendo che molte persone bevono tequila dopo aver leccato del sale, decise di aggiungere anche la bordatura di sale al bicchiere (detta glass rim) con cui tutt'ora si prepara il Margarita in tutto il mondo. Gli americani festeggiano questo cocktail ogni 22 febbraio con il “National Margarita Day”, quasi fosse un personaggio storico o un evento da commemorare. In realtà, il Margarita è il cocktail nazionale del Messico, uno dei simboli del Paese ma la sua diffusione supera tutti i confini così come la sua fama. Al punto da essere, in assoluto, uno dei drink più conosciuti al mondo. Non a caso, il cocktail preferito da Jack Kerouac nei suoi folli viaggi in Messico. L’autore di “On the road” non faceva sconti a nessuno in quanto a vizi ed esuberanza anche se consigliava: "non bere per ubriacarti, ma per goderti la vita". La misura del piacere sembra, dunque, la cifra del Margarita. O meglio qualcosa con cui il piacere viene misurato. Viene in mente una sequenza di “Cinquanta sfumature di grigio”, il film di Sam Taylor-Johnson tratto dal libro della scrittrice inglese E.L James, pseudonimo di Erika Leonard. La frase è questa: “Lui viene a sedersi sul bordo del letto. È abbastanza vicino da poterlo toccare, da sentire il suo odore. Oh… sudore, bagnoschiuma e Christian. È un cocktail che dà alla testa, infinitamente meglio di un Margarita”.

Non dimenticare che il Margarita è perfetto per rinfrescare la bocca dal cibo piccante e grasso. Quindi ottimo da abbinare per esempio alle fritture ma in generale a tutta la cucina messicana: spiedini di gamberi alla paprika e guacamole, tacos di carne, fajitas di carne, lonza di maiale con cajun rub e spiedini di pollo alle mandorle. In fondo, anche i cibi piccanti, dicono, possono essere fonte di piacere.


Carmine Mattia Perciballi

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Ad oggi il Margarita è uno dei cocktails internazionali più bevuti in tutto il mondo che troviamo nel ricettario IBA, la sua ricetta è la seguente:


Preparazione: Versare in uno shaker (puoi trovarlo qui) i seguenti prodotti

35ml di Tequila Silver

15ml di Cointreau

15ml di succo di lime fresco


Riempire lo shaker con ghiaccio ed agitare con forza per alcuni secondi.

Versare infine il contenuto dello shaker nel bicchiere caratteristico, chiamato Sombrero, precedentemente freddato.

Decorazione: sale al bordo di mezzo bicchiere (bisogna dare la possibilità al cliente di scegliere se berlo con le labbra che toccano il sale, oppure no), ed una rondella di lime.

Ma quanto costa davvero un Margarita? Scoprilo QUI


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#storiedicocktails

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